Essere Vegan-friendly

 

Negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente l’attenzione da parte dei consumatori sulla tipologia di cibi e bevande consumati, sulla loro qualità e sui metodi di produzione in ogni passaggio della filiera.
La parola d’ordine è Consapevolezza: bisogna avere informazioni per poter fare delle scelte coerenti con i propri valori e le proprie esigenze.

Questo nel mondo della birra si è manifestato con una crescente educazione del consumatore da parte dei birrifici, soprattutto craft, ma anche da parte dei consumatori stessi che si informano, cercano e non si limitano più a chiedere al bar la solita bionda.

E’ durante queste interazioni, questi scambi che esce completamente la vera natura del mondo della nostra amata bevanda: la birra non vuole e non può essere elitaria come il vino, è nata per il popolo, per avvicinare, per la socializzazione e l’aggregazione delle masse. E’ un mondo aperto a tutti dove le informazioni non sono custodite gelosamente e rivelate solo a’ “meritevoli”.

In quest’ottica, di fratellanza e rispetto reciproco, dobbiamo noi homebrewers pensare a chi berrà la nostra birra.
Vi starete chiedendo “ Vabbé, tutto molto bello, ma cosa c’entrano i vegani?”.

L a birra non sempre è vegana. Anzi.
Vediamo assieme quali possono essere i colpevoli.

 

Gli zuccheri:

Senza gli zuccheri il lievito non ci darebbe due delle caratteristiche fondamentali della birra: alcol e CO2.
Tuttavia, ci sono zuccheri Vegan Friendly e altri che invece non lo sono:

 

  • IL MIELE: il miele è un ingrediente molto versatile nel mondo della birrificazione. Può essere usato in diversi punti della produzione con diversi risultati, dal semplice alleggerimento del corpo all’introduzione di gusti e  Diversi tipi di miele apportano contributi molto differenti tra loro. Tuttavia, vivere Vegan significa anche rifiutare tutto ciò che deriva dallo sfruttamento animale. Per fare il miele sfruttiamo il duro lavoro delle api, quindi non è un alimento che può essere assunto.

  • LO ZUCCHERO RAFFINATO: altro ingrediente usatissimo è il classico zucchero da cucina. Chi utilizza i kit luppolati lo usa come immancabile aggiunta nella creazione del mosto, gli altri se non altro nella fase della rifermentazione in bottiglia: possiamo certo dire che è una tra le aggiunte più utilizzate e che accomuna tutti i livelli di esperienza.
    Alcuni tipi di zucchero però potrebbero non essere vegani: durante la loro produzione, nel processo di chiarificazione, vengono fatti passare a contatto con del carbone al fine di schiarire la massa eliminando particelle in sospensione. Può capitare che al posto di carbone vegetale venga utilizzato carbone animale, o nero d’ossa.

  • IL LATTOSIO: Che sia una Milk Stout o una Milkshake IPA la birra in questione potrebbe avere un ingrediente “scomodo”: il lattosio. Utilizzato perché mantiene il suo potere dolcificante anche nella birra finita in quanto non fermentabile da parte dei normali lieviti è tuttavia un ingrediente tabù perche derivante da sfruttamento animale.
    Sostituti posso essere la stevia e il sorbitolo, entrambi dolcificanti naturali non fermentabili.

 

I chiarificanti:

Come in tutte le cose, anche nel mondo della birra l’occhio vuole la sua parte.
E una bella birra cristallina invoglia la bevuta.
Qui entrano in gioco dei coadiuvanti di processo con il solo compito di pulire la birra: i chiarificanti.
Esistono diversi modi per chiarificare una birra, da quelli meccanici per filtrazione o centrifuga  all’utilizzo di un abbassamento di temperatura in modo da favorire la precipitazione di lievito e altre particelle. Tuttavia alcuni additivi  sono di origine animale.

  • LA GELATINA: molto utilizzata per chiarificare, viene aggiunta alla birra finita nella fase di cold crash o di lagerizzazione. Precipitando attira a se le particelle in sospensione permettendo così di eliminarle con un travaso.
    La gelatina viene però prodotta a partire dal collagene ricavato da animali.

 

  • L’ISINGLASS: famoso chiarificante molto utilizzato specialmente in Inghilterra, funziona per decantazione come la gelatina. Anch’esso è formato da collagene, ricavato in questo caso dal pesce.

 

Altri ingredienti:

Ci sono poi gli ingredienti inusuali che vengono aggiunti alla birra.
E’ il caso delle OSTRICHE come nella Oyster Stout del birrificio Porter House, delle VONGOLE nella Clam Chowder Saison di Drew Beechum  o della PANCETTA nella Maple Bacon Stout del birrificio Goose Island.
La lista potrebbe essere interminabile perché spesso la fantasia è sconfinata, specie negli homebrewers.

 

Dobbiamo quindi smettere di utilizzare certi ingredienti nelle nostre birre?
Certo che no.
Il punto fondamentale non è limitare la nostra libertà nel fare la birra quanto aumentare la nostra consapevolezza nel servirla.
Se non conosciamo chi abbiamo di fronte e usiamo ingredienti non convenzionali è giusto (anche per un discorso relativo ad allergie e altre possibili problematiche) spiegare la birra e gli ingredienti utilizzati,  o scrivere una lista di ingredienti in etichetta se le bottiglie le regaliamo.

Dopotutto si tratta solo di comune rispetto per il prossimo e non abbiamo che da guadagnarci.

 

 

 

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