– 4 – La birra nei dipinti d’autore

La birra è un soggetto spesso rappresentato dai grandi pittori del passato per i quali è stata, ed è, fonte d’ispirazione, sia come bevanda in sé sia come soggetto artistico dei loro dipinti.

È un collante sociale, che è stata al fianco dello sviluppo culturale ed economico di diverse civiltà. La sua presenza in molti quadri è dunque abbastanza naturale e ci permette di contestualizzare le sue caratteristiche in diverse epoche e situazioni storiche dell’umanità.

Soprattutto nella pittura fiamminga, essa è elemento di contorno e raramente come oggetto principale della raffigurazione. I massimi esponenti di quel periodo (XVI e XVII secolo) erano Pieter Bruegel il Vecchio e Adriaen Brouwer che seppero descrivere, con il loro stile inconfondibile, le baldorie dei banchetti contadini e le gozzoviglie delle birrerie.

Fu dopo il suo trasferimento a Bruxelles che la birra divenne elemento costante nei suoi lavori, ancor più che in passato: a differenza di altri pittori del Rinascimento, Bruegel non si dedicò all’esaltazione dei tratti più nobili dell’essere umano. Nei suoi dipinti ricorrono sempliciotti con la bocca semichiusa e lo sguardo spento, soggetti dall’aria ingenua ora impegnati in una rissa, ora stirati per terra, sfiniti dal troppo cibo o dal troppo alcol.

Portato in primo piano e spesso ritratto nei suoi istinti più bassi, l’uomo di Bruegel è una creatura goffa e viziosa, calata in un universo per niente idilliaco. Paure, vizi, deformazioni fisiche e morali sono riprodotte con occhio lucido e, per quanto possibile, oggettivo, privo di compiacenze verso quel mondo.

Nel dipinto “La mietitura”, la scena descrive il lavoro e il riposo in una giornata estiva. In primo piano due contadini tagliano le lunghe spighe di grano con le falci, mentre un terzo attraversa il campo tramite un varco, portando una brocca e dirigendosi verso il pero a destra, dove alcuni contadini si stanno riposando, mangiando e bevendo da un grosso boccale di birra. Il giallo delle messi del grano domina gran parte della scena, mentre lo sfondo ha tonalità verdi e verdastre, oltre al chiarissimo grigio-azzurro del cielo. Si intravede una chiesetta tra le fronde della vegetazione e, più lontano, un villaggio e un castello. Anche lo sfondo è popolato da figurette, con un carro che trasporta il fieno, e altri contadini piccolissimi che si dedicano ad attività ricreative.

La birra è protagonista anche nel “Banchetto nuziale”. Dentro un grande edificio, forse un granaio o un pagliaio, si sta svolgendo il pranzo nuziale di una coppia di contadini.  La sposa è ben visibile davanti al telo verde appeso alle sue spalle e indossa la corona, accanto ai genitori (il padre indossa il mantello foderato di pelliccia ed ha una sedia preminente rispetto alle altre panche); lo sposo secondo la tradizione deve servire ai tavoli ed è forse da identificarsi con l’uomo che sta versando della birra (probabilmente lambic) in una brocca all’estrema sinistra, o con quello dal berretto rosso che si volta al centro per prendere le scodelle col cibo e passarle ai convitati, portate da sue inservienti su un rudimentale vassoio fatto d’assi.

Bruegel esprime la raffigurazione più vivace della birra nella “Danza di contadini”.

Il tema del ballo dei contadini, già rappresentato ad esempio nella Danza nuziale di Detroit, è qui trattato con maggiore maturità: al brulicare di figure l’artista ha ormai sostituito la preferenza per grandi personaggi nel primo piano, in questo caso scomponibili in due metà: a sinistra una tavola imbandita dove stanno seduti anche il suonatore di zampogna e un suo amico rubicondo che gli porge una brocca di birra mentre alcuni personaggi sembrano inebetiti dal bere. A destra una coppia che prende parte alle danze, rappresentata con qualche tono grottesco e con grande cura dei dettagli. La festa sembra andare avanti già da un po’ di tempo e alcuni bevitori danno la chiara impressione di aver bisogno di un riposino.

Non si conoscono i gusti di Bruegel in fatto di birra, ma ci sono diversi aneddoti in merito alle abitudini di un altro maestro fiammingo, Adriaen Brouwer. In olandese brouwer significa “birraio”. Un nome una garanzia.

Nacque nel 1606 nella città di Oudenaarde, nelle Fiandre. Lasciò casa all’età di sedici anni per intraprendere la vita d’artista. Oltre ad essere un noto pittore era anche un assiduo frequentatore delle birrerie di Amsterdam e di Haarlem.

Le sue opere erano molto richieste e i committenti erano disposti a pagare profumatamente. Nonostante ciò il giovane artista non navigava nell’oro a causa del suo stile di vita che lo portava ad avere molti debiti.

Nel suo epitaffio Cornelis de Bie (poeta, retore, giurista e politico belga conosciuto principalmente per i suoi appunti biografici di pittori olandesi e fiamminghi) scrisse: «Lentamente dipingeva, tutti i suoi soldi si beveva, / nelle bettole ridendo e tutto il dì fumando». Erano proprio le osterie i luoghi in cui Brouwer trovava i soggetti dei suoi dipinti. Risse, giochi di carte, pipa e birra gli elementi ricorrenti dei suoi lavori.

Ora si trattava di taverne di campagna, ora di birrerie di città. I cupi interni in legno di questi “abbeveratoi” si possono ancora vedere nei cosiddetti bruin café olandesi. I colori scuri nei dipinti di Brouwer erano una costante, anche per la birra. Nella maggior parte dei casi sembra infatti trattarsi della birra scura delle Fiandre, la oud bruin. Oggigiorno a Oudenaarde, città natale di Brouwer, il birrificio Brouwerij Roman produce la birra Adriaen Brouwer che, giustamente, è una brown ale. L’arte di Brouwer mostra un interessante contrasto tra i suoi soggetti rozzi e la sua raffinata tecnica pittorica. Nelle buie scene di taverne, i volti e le espressioni delle figure umane risaltano in posizione centrale.

Per esempio, nei “Fumatori”, un uomo solleva il suo boccale di birra, un altro si infila un dito nel naso, mentre un terzo sghignazza tra sé e sé e altri due sullo sfondo sono intenti a soffiare cerchi di fumo. A sua volta, nel dipinto “L’interno di una taverna” un bicchiere di birra scura detiene quasi il posto d’onore tra gli avventori raccolti intorno al tavolo.

Lo stile di vita condotto da Brouwer era tutto meno che morigerata arrivando al punto che gli presentò il conto. Alla giovane età di trentun anni il suo cuore indebolito da anni e anni di tabacco, dal forte consumo di alcolici e dalla cattiva alimentazione, cedette nel 1638.

Senza quattrini per potere pagare funerale e sepoltura, fu sepolto in un primo momento in una fossa comune, ma successivamente i membri della gilda degli artisti riuscirono a trovare un’ultima dimora per i resti diBrouwer nel monastero carmelitano di Anversa. «Povertà», e non attacco di cuore, è la causa di morte iscritta sulla lapide.

Oltre a Bruegel e Brouwer, anche le opere di David Teniers il Giovane (1610-1690) e Adriaen van Ostade (1610-1685) vertevano sulla birra. Tutti loro formarono il quartetto di artisti che ha posto le basi della pittura di genere olandese, che trae ispirazione dalle scene di vita quotidiana. Teniers il Giovane fu soprattutto pittore di dipinti di genere (scene rustiche, di taverna, di stregoneria, feste paesane, laboratori di alchimisti e interni di galleria), inizialmente vicine allo stile di Frans Francken II, poi a quello di Adriaen Brouwer. La produzione artistica del pittore fiammingo Teniers è una sorta di combinazione del tema della birra secondo le interpretazioni di Brouwer e di Bruegel. A volte Teniers dipingeva scene buie all’interno delle taverne, come il pensoso Fumatore appoggiato su un tavolo. Altre volte, invece, i suoi dipinti sono animati da colori accesi e mostrano contadini che, rinfrancati a dovere dalla birra, si lanciano a ballare con entusiasmo.

         


L’olandese Adriaen van Ostade è stato uno dei pittori più popolari d’Olanda, soprattutto per la pittura di genere della vita contadina.

Ha dipinto anche soggetti religiosi, ritratti e paesaggi. È un artista prolifico, oltre ai suoi piccoli quadri ad olio dipinti su pannelli di legno, lavora anche ad acquerello, disegni a penna ed incisioni.

Amava dipingere scene di taverna che coglievano gli avventori in attività quotidiane. Tra i suoi dipinti più famosi c’è “Il violinista”.

Il comune denominatore che unisce questi quattro “pittori della birra” è il gusto per la cura dei dettagli. Mettendoli a confronto è possibile scorgere le differenze regionali che intercorrevano nella cultura brassicola: ad Amsterdam ed Anversa preferivano le birre più scure, mentre a Bruxelles e nel Brabante si consumavano birra chiara e birra di frumento.Dalle loro opere traspare, in crescendo, il senso del benessere che si può carpire osservando i contadini di Bruegel del Seicento che bevevano da semplici vasi di terracotta. Poi, un secolo più tardi, nelle taverne arrivarono i boccali di terracotta con manici e poi nelle birrerie di città fecero la loro apparizione quelli di legno con il coperchio. Nelle taverne frequentate dalle classi medie fece la sua comparsa un bicchiere di vetro largo alla bocca e stretto ai fianchi, lo stesso che David Teniers il Giovane solleva nel suo dipinto “Autoritratto in taverna” (1646).


Anche Rembrandt si immortalò reggendo un bicchiere di birra. L’opera si chiama “Rembrandt e Saskia che brindano” (1635) dove è protagonista del dipinto insieme alla moglie Saskia: lei è di spalle, ma col volto girato; Rembrandt invece alza al cielo un bicchiere di birra come volesse brindare con noi. Curiosa la forma del boccale: molto alto e stretto, assomiglia a un grande flute di quelli tradizionalmente associati alle Pils.

Edouard Manet in una delle sue opere più famose del periodo impressionista (Il bar delle Folies-Bergère realizzata tra il 1881 e il 1882) dà spazio alla birra.  In basso a destra, tra gli oggetti presenti sul bancone, si può scorgere una bottiglia di Bass Pale Ale, facilmente riconoscibile per l’immancabile triangolo rosso. Il quadro può essere quindi considerato una delle più importanti conferme alla teoria secondo la quale il birrificio Bass di Burton-on-Trent fu il primo marchio birrario “globale”, in grado di ottenere fama non solo in patria, ma anche nel resto del mondo.

Terminiamo questo racconto con un omaggio a Van Gogh.  Nei dipinti spesso la presenza di birra si collega a soggetti gioviali, ma non è così nel caso di “Boccali da birra (1885): i boccali sono ritratti in molte nature morte del grande artista olandese, ma in questo caso l’atmosfera che si respira è più cupa che mai. Non è un caso che questo quadro sia stato realizzato solo qualche mese dopo la morte del padre, riuscendo a trasferire magistralmente un sentimento di solitudine e desolazione. Esemplare l’uso dei colori.

Giovanni Messineo

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