– 6 – La Russia ha sete di birra… e di Europa

Nella mitologia greca, Europa era la figlia di Agenore re di Tiro, antica città fenicia nell’area mediterraneo-mediorientale. Zeus, innamoratosi di lei, decise di rapirla e si trasformò in uno splendido toro bianco. Mentre coglieva i fiori in riva al mare, Europa vide il toro che le si avvicinava. Era un po’ spaventata ma il toro si sdraiò ai suoi piedi ed Europa si tranquillizzò. Vedendo che si lasciava accarezzare Europa salì sulla groppa del toro che si gettò in mare e la condusse fino a Creta. Zeus si ritrasformò in dio e le rivelò il suo amore. Ebbero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse divenne re di Creta e diede vita alla civiltà cretese, culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo.


Tra i vari Stati che costituisco il “vecchio continente” ci sono le aree occidentali della vasta Russia. Gli storici concordano sul fatto che il suo nome abbia origine dalla parola “Rus”. L’imperatore bizantino Costantino VII fu il primo a riferirsi alla terra delle tribù slave come “Rusia” (con una “s” sola) nel X secolo. Il suffisso greco/latino “-ia” ancorava qualcosa o qualcuno alla terra, quindi “Russ-ia” significava “la terra di/dei Rus”.
Il termine “Rus” ha origine dalle lingue scandinave e riflette la convinzione che i primi governanti dell’antica Russia fossero in realtà vichinghi, o variaghi. “Rus” sarebbe un termine alternativo per “Svezia / svedese”, usato un tempo per riferirsi ai normanni o ai vichinghi. Il termine era usato dagli stranieri per descrivere le tribù slave governate dai vichinghi, e rimase poi attaccato ai russi. “Rus” è anche vicino a “Ruotsi”, parola che significa “Svezia” in finlandese. Tanti gli eventi e gli illustri personaggi che si sono susseguiti ed hanno lasciato una impronta importante nella lunga storia di questa parte del mondo. Dal periodo pre-slavo (secoli prima della nascita di Cristo) passando attraverso la Rus di Kiev (882-1283). Durante l’invasione mongola (1223-1240) e al tempo del principato di Moscovia (1283-1547). Quando ci fu la Rivoluzione russa (1917-1920) e nel secondo dopoguerra con la “Perestrojka” (1953-1986). Fino ad arrivare a momenti più recenti con la nuova politica di Gorbačëv (1986-1991) e all’attuale Vladimir Putin.
Ma in particolare ci interessa la dinastia dei Romanov, che salì al potere nel 1613, dopo gli anni di caos che caratterizzarono il cosiddetto Periodo dei torbidi (1598-1613), con Michele I, e lo mantenne sino alla rivoluzione del 1917.

Fra gli zar succedutisi si ricorda Pietro il Grande che, salito al trono nel 1682 all’età di soli dieci anni, riorganizzò nel tempo lo Stato russo secondo il modello occidentale dello Stato moderno. Pietro eccelleva in tutto. Non solo dal punto di vista fisico (era alto oltre due metri) ma anche per le qualità morali. Era coraggioso in battaglia e lungimirante come uomo di Stato. Quando si trattava di fare festa e di bere era tra i più assetati. La quantità di vodka che lo zar era capace di bere era talmente tanta che eventuali sfidanti non avrebbero potuto tenergli testa. Ma bere era una pratica ampiamente diffusa tra i cittadini russi, i quali non avendo una buona “tenuta” smaltivano le sbornie dando vita a spettacoli non proprio decorosi. Lo zar si rese conto del problema e decise che era arrivata l’ora per la sua gente di tornare alla sobrietà. Volse così il suo sguardo verso occidente e cercò in Europa la soluzione.


L’espressione “periodo dei torbidi” designa la crisi di successione che ha avuto luogo dalla morte dell’ultimo rappresentante della dinastia Rurik (lo zar Fëdor I, figlio di Ivan IV), fino alla designazione di Michele di Russia, primo zar della dinastia Romanov (1613). Si tratta di un periodo di estrema instabilità, caratterizzato dall’ingerenza polacca negli affari interni russi, ma anche del tentativo dei boiardi di recuperare il potere perduto. Questo periodo ha un’influenza negativa sulla percezione russa dell’Occidente nei decenni che seguirono. A partire dal 1613 la Russia mise in atto una politica di isolamento diplomatico e culturale rispetto all’Europa cattolica.


Una delle sue passioni era proprio l’Europa. Lo stato di arretratezza della Russia trovava riscontro in una economia poco flessibile ed in un totale disinteresse nel dare vita a riforme in grado di cambiare le cose. Alla fine del XVII secolo la Chiesa giocava un ruolo chiave nella società.
Lo scozzese Patrick Gordon e lo svizzero Franz Lefort, consiglieri dello zar, mettevano in luce storie interessanti sull’Occidente che, a differenza loro, procedeva in modo costante verso il progresso. Gordon si intendeva di sistemi educativi e di eserciti. Lefort era capace su temi commerciali, navigazione e su come godersi la vita.

Una volta maggiorenne Pietro iniziò a farsi una reputazione di grande bevitore. Particolarmente famoso divenne il suo non ufficiale “Sinodo degli scemi e dei buffoni sempre sbronzi e ridacchioni”, dove si tenevano bagordi e baccanali capaci di durare anche molti giorni. Consolidata la sua posizione come unico regnante Pietro partì alla volta dell’Europa per conoscerne usi e costumi. Oltre la modernizzazione dell’esercito russo e la costruzione di una flotta, egli voleva cambiare il volto della sua madre patria senza escludere i piaceri della tavola. Dopo essere stato nei Paesi Bassi giunse a Londra dove, assieme ai suoi fedelissimi, prese possesso di un appartamento sopra un pub in Norfolk Street (oggi Temple Place) affacciato sul Tamigi.Ogni giorno osservava le attività del porto senza lesinare un aiuto. La sera trascorreva il suo tempo nel pub in Norfolk Street assaggiando la birra scura tanto amata dagli scaricatori del porto.


“Uno dovrebbe essere sbronzo ogni giorno e non dovrebbe mai andare a letto sobrio”. Era questo il requisito principale per entrare a far parte del “Sinodo degli scemi e dei buffoni sempre sbronzi e ridacchioni”, creato dallo zar Pietro I nel XVII secolo. Una cerchia che riuniva i più alti ufficiali e le persone più vicine a Pietro, e che organizzavano orge e baccanali, spesso della durata di vari giorni. Tra i membri di questo “sinodo” vi erano anche dame di compagnia, spesso talmente ubriache da perdere i sensi.


Nell’agosto del 1698 Pietro tornò in Russia attuando importanti riforme anche in ambito militare. Nel 1703 ordinò l’innalzamento della fortezza di Pietro e Paolo sul delta del fiume Neva, sottratto al controllo della Svezia. Nel 1704 lo zar decise di nominare la città di Pietroburgo capitale dell’impero russo. Lavorare faceva venire sete e Pietro il Grande diede ordine di dare da bere agli operai la birra scura che aveva assaggiato a Londra. La Russia, a dispetto della sua reputazione, non è sempre stata “terra di vodka”. L’acquavite distillata iniziò a farsi strada con un ritardo di 500 anni rispetto ad altre parti del mondo. Quindi quando nel X secolo Vladimir e il suo popolo decisero per la religione non islamica, la bevanda che consumavano era l’idromele, il kvas (una bevanda fermentata, spesso casalinga, ottenuta da frutta e bacche, linfa di betulla e cereali) e la birra. La parola russa хмель (hmel’) significa sia luppolo (Humulus lupulus), la pianta utilizzata per aromatizzare la birra, sia “ebbrezza”. Ciò fa capire come la birra fosse considerata dai russi la bevanda per eccellenza per ubriacarsi. Nel periodo di Pietro il Grande la classe medio alta dei grandi centri abitati cominciò a preferire birra e altre bevande “europee”. Anche i meno abbienti dislocati nelle campagne non facevano grande uso di vodka, ma brindavano con l’idromele.
Risale al 1558 la prima testimonianza scritta sulla distillazione della vodka in Russia ed è a questo periodo storico che risalgono le prime lamentele su come la vodka si fosse trasformata in un problema nazionale. È anche vero che la tassazione dell’acqua vite era fonte di introiti per le casse dello Stato. Così il passo fu breve. Mentre lo Zar invecchiava assieme a lui passava di moda l’abuso di birra. Dopo Pietro il Grande, nel 1762 grazie alla ascesa al trono della zarina Caterina II la Grande la nostra amatissima bevanda tornò di moda.


Caterina che era di origini tedesche sapeva apprezzare le bevande al malto. Al suo pranzo di matrimonio fece arrivare birra sassone prodotta nella città di Zerbst. Dopo anni trascorsi in Germania, a Caterina non piaceva il gusto delle birre russe perciò ogni anno ordinava da Londra a uso della corte una grossa partita di birra forte e scura. La zarina esortò quindi i birrifici russi ad assumere mastri birrai inglesi. Alcuni seguirono il suo consiglio e, come da previsioni, la qualità migliorò.


Il mercato brassicolo russo fiorì e durante gli oltre trent’anni di regno di Caterina II (1762-1796) l’importazione di birra si moltiplicò. Nel 1784 lo scrittore di viaggio inglese William Coxe scrisse della sua visita a San Pietroburgo: «Non ho mai assaggiato una birra inglese, porter, così buona e corposa». Nel periodo che andò dal 1793 al 1795, l’importazione di birra nel paese ammontava a un valore pari a mezzo milione di rubli, era circa il doppio del mercato delle spezie. Caterina II tuttavia non riuscì a cambiare le abitudini del bere dei russi. Il consumo di vodka nel Settecento crebbe di due volte e mezzo e la stessa tendenza permase anche negli anni a venire. Dagli anni Novanta del secolo scorso, la birra è però diventata sempre più popolare in Russia.

Se nei resoconti storici le donne sono sempre e comunque poco rappresentate, Caterina II la Grande, che si vantava di riuscire a bere tanta birra quanto un uomo di corte, è in tal senso una corroborante eccezione. Tra le donne protagoniste della Storia ed amanti della birra c’è anche l’imperatrice Elisabetta d’Austria, familiarmente nota come Sissi.
Le birre chiamate con il nome di grandi eroine sono comunque una rarità. Tra le poche c’è la Žatec Baronka, il cui nome porta alla baronessa boema Ulrike von Levetzow (1804-1899). Nel 1822 lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe andò in vacanza sulle montagne della Boemia, e qui incontrò l’allora diciottenne Ulrike. La giovane nobildonna mostrò allo scrittore settantatreenne i paesaggi della regione e insieme fecero una sosta anche in un birrificio locale. La birra boema, preparata con luppolo nobile, e la bellezza della giovane donna stregarono il vecchio. Dopo essere tornato a casa, Goethe non poté togliersi dalla testa la giovane baronessa e pensò seriamente di chiederla in sposa. Il flirt amoroso non sfociò mai in una relazione, ma condusse alla nascita di alcune delle poesie più belle e intime di Goethe come l’Elegia di Marienbad.


Si narra che Pietro il Grande entrò in un kabak (una locanda) e si mise a bere birra con un soldato, che aveva impegnato la sua spada. Disse a Pietro, che considerava un avventore qualsiasi: “Metto un bastone di legno nel fodero e nessuno se ne accorgerà… e poi la riscatterò quando avrò soldi.” Il giorno dopo, a una parata militare, Pietro (presente pubblicamente come imperatore), nota il soldato, si ferma da lui e ordina: “Colpiscimi con la tua spada!” Il soldato, pallido di paura, iniziò a tremare. L’imperatore ripete: “Fallo! O ti impicco!”. Così il soldato afferrò l’elsa della spada di legno e urlò: “Dio del cielo, fai un miracolo, trasforma l’arma in un bastone!”, e sferra il colpo. Il bastone si spezzò, lasciando l’imperatore sano e salvo. Tutti rimasero scioccati mentre un sacerdote gridò al miracolo: “Dio ha salvato l’Imperatore!” Pietro sussurrò al soldato che era stato furbo e lo fa entrare all’accademia navale, ma dopo cinque giorni di prigione “per il fodero sporco”.

Giovanni Messineo


Fonti:
Russia beyond https://it.rbth.com/
https://it.rbth.com/storia/81177-i-migliori-aneddoti-sui-romanov
Storia dell’Europa in 24 pinte

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