Tra musica e orzo: gita sociale al Birrificio Agricolo The Lure

Un edificio antracite alla cui sinistra scorre il traffico leggero della provinciale e che a destra si affaccia su campi illuminati dalle corolle dorate dei girasoli in estate e coltivati a orzo in autunno; piante rampicanti di luppolo e di ortaggi costeggiano il viale d’ingresso; nel cortile, gli striscioni, visibili anche dalla strada, battezzano il luogo: Birrificio Agricolo The Lure, l’esca, la seduzione di un boccale di birra fresco e rinfrescante bevuto sotto al portico rischiarato dalla brezza tranquilla o nell’atmosfera calda e confortevole del brewpub al primo piano.
Lorenzo Serroni, padrone di casa e mastro birraio, ci accoglie con la sua voce sicura e il sorriso generoso e ci conduce al piano terra, dove avviene la magia. Procediamo piano tra i macchinari e gli attrezzi del mestiere mentre Lorenzo ci spiega i passaggi della sua arte, che controlla in tutte le fasi; non potrebbe essere altrimenti: in quanto birrificio agricolo, i prodotti The Lure devono avere un’alta percentuale di materie prime coltivate nei campi di sua proprietà.
Siamo bambini in un negozio di caramelle: quasi ci perdiamo tra l’imbottigliatrice e l’etichettatrice, tendiamo il collo interessati verso le celle a freddo e di rifermentazione, spalanchiamo gli occhi alla vista dei grandi sacchi di orzo maltato. I tini e i fermentatori d’acciaio brillano; sono così lucidi che ci si potrebbe specchiare senza difficoltà e quasi riflettono i nostri visi incuriositi. Siamo un gruppetto nutrito di venti persone, abbastanza per riempire gli spazi da lavoro di Lorenzo e saturare l’aria delle nostre domande, della nostra attenzione. Lui ci racconta del suo percorso, di come dalla musica è arrivato a brassare. Non dovrebbe stupire: molte delle sue birre prendono il nome di canzoni, musicisti e band, come la Pink, blanche ispirata ai Pink Floyd, o la Seattle, American ipa dedicata alla città dei Nirvana. Riesce così a unire i due mondi che gli appartengono, senza dover rinunciare alla sua musica.

 

Si resta musicisti per tutta la vita, ci confida, e si nota; dalla sua capacità di ammaliare chi lo ascolti parlare, ma anche e soprattutto da come brassa: dirige gli elementi come un direttore d’orchestra, con maestria, precisione, passione.
Saliamo le scale, assetati. I muri del pub sono dipinti da toni vellutati. Lampadine vintage, rame, legno, un intimo soppalco, una saletta riservata solo per noi circondata da lunghe finestre sul tramonto. È facile sentirsi a casa. Le lingue si sciolgono sulle note della prima birra, la Ludwig, una pils di stile tedesco, la “bionda” per eccellenza dal gusto armonico e bilanciato, e i boccali si alzano brindando alla sinfonia della Labeerinth, una white ipa deliziosamente velata impreziosita dall’aggiunta di frutto della passione.
Non è facile salutarsi, ma anche gli ultimi, alla fine, escono a respirare l’aria della sera che avvolge il brewpub. Sorridono soddisfatti, poi tornano ognuno alla propria auto, salutandosi con la promessa di rivedersi alla prossima riunione dell’associazione.

Si ringrazia il Consiglio Direttivo dell’Associazione Homebrewers Gorizia per l’organizzazione della visita a The Lure, e Lorenzo Serroni per la disponibilità e l’ospitalità.

2 pensieri riguardo “Tra musica e orzo: gita sociale al Birrificio Agricolo The Lure

  • 07/11/2018 in 16:17
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    Le parole che descrivono al meglio l’esperienza che abbiamo vissuto!! Grazie mille Giulia

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